Amministrare un AS/400: come funziona il sistema

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Chi arriva a un AS/400 arrivando da Linux o da Windows si trova davanti una macchina che sembra parlare un'altra lingua, e in parte è vero: le parole sono diverse — libreria, sottosistema, coda di uscita, lista librerie — e le idee sotto le parole sono diverse davvero, non per vezzo storico ma perché il sistema è costruito su un modello che altrove non esiste.

Questa guida spiega quel modello. Non è un elenco di comandi da imparare a memoria: i comandi si cercano quando servono, e su questo sito c'è già il prontuario. È la mappa mentale che rende quei comandi prevedibili, cioè la differenza fra amministrare una macchina e ripetere procedure che qualcun altro ha scritto.

A chi è rivolta

A chi si trova un IBM i in carico e deve cominciare a rispondere delle sue notti: il sistemista di un'azienda che ha la macchina da vent'anni e ha appena perso la persona che la seguiva, lo sviluppatore che ha sempre lavorato dentro l'applicativo e ora deve capire cosa c'è sotto, il consulente che deve entrare in un ambiente che non ha costruito lui.

Non serve conoscere RPG. Serve avere accesso a un sistema, anche solo in lettura, perché quasi tutto quello che c'è scritto qui si guarda con i propri occhi in trenta secondi.

Come è organizzata

I capitoli vanno letti in ordine la prima volta: ciascuno usa i termini definiti in quelli prima. Dopo si consultano singolarmente, ed è il motivo per cui sono capitoli separati e non un unico testo lungo.

Si parte da come è fatta la macchina, si passa a come sono organizzati i dati, poi a come lavora — job e sottosistemi — poi a chi può fare cosa, e si finisce con le tre cose di cui un sistemista risponde davvero: che il lavoro giri, che le stampe non riempiano il disco, e che ci sia un salvataggio da cui ripartire.

Una premessa sui nomi

La macchina si è chiamata System/38, poi AS/400, poi iSeries, poi System i. Il sistema operativo si è chiamato OS/400, poi i5/OS, oggi IBM i. Sono lo stesso ramo, e in azienda si sente ancora dire "l'AS/400" per una macchina uscita l'anno scorso.

In questa guida si usa IBM i per il sistema operativo e AS/400 dove è il nome con cui la cosa si sente nominare in reparto. Non è una distinzione da difendere: è utile solo per sapere che, cercando documentazione, i quattro nomi portano tutti allo stesso posto.

Capitoli della guida

  1. Che cos'è un AS/400, e perché non somiglia a nient'altro Il sistema operativo non parla con l'hardware, e i programmi non parlano con la memoria. Da queste due scelte discende quasi tutto il resto.
  2. Gli ASP: come il sistema divide i dischi ASP di sistema, ASP di base e ASP indipendenti: che cosa cambia davvero fra i tre, che cosa succede quando uno si riempie, e perché un job può non vedere una libreria che esiste.
  3. Oggetti, librerie e il file system Dove stanno le cose su un IBM i: un solo livello di librerie, nessuna cartella dentro cartella, e accanto un file system che invece funziona come ci si aspetta.
  4. La lista librerie Il meccanismo che spiega perché lo stesso programma funziona per te e di notte no. Se una cosa sola di questa guida va capita bene, è questa.
  5. Job, sottosistemi e code Come il sistema decide dove far girare un lavoro, con quanta memoria e con quale priorità. È la parte che si tocca quando qualcosa è lento.
  6. Profili, diritti e livelli di sicurezza Chi può fare cosa, e perché su quasi tutti i sistemi in campo la risposta è "molti più di quanti dovrebbero".
  7. Messaggi, QSYSOPR e job log Dove il sistema scrive quello che succede, perché non è una cartella di log, e come si legge un job log senza perderci la mattina.
  8. Lo spool: stampe e code di uscita Su un IBM i non si stampa: si produce spool. Capire la differenza spiega anche perché il disco si riempie.
  9. Salvare e ripristinare Che cosa va salvato, che cosa recuperano i journal, e la domanda a cui bisogna saper rispondere prima che serva: quanto lavoro si perde.
  10. La manutenzione ordinaria PTF, riavvii, valori di sistema, spazio disco e schedulazioni: le cose che vanno guardate quando è tutto tranquillo, perché è l'unico momento in cui si può.
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